(Source: tobedoit, via horr0rvacui)
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Il cane odiava quella catena. Ma aveva una sua dignità. Quello che faceva era non tendere mai la catena del tutto. Non si allontanava mai nemmeno quel tanto da sentire che tirava. Nemmeno se arrivava il postino, o un rappresentante. Per dignità, il cane fingeva di aver scelto di stare entro quello spazio che guarda caso rientrava nella lunghezza della catena. Niente al di fuori di quello spazio lo interessava. Interesse zero. Perciò non si accorgeva mai della catena. Non la odiava. La catena. L’aveva privata della sua importanza. Forse non fingeva, forse aveva davvero scelto di restringere il suo mondo a quel piccolo cerchio. Aveva un potere tutto suo. Una vita intera legato a quella catena. Quanto volevo bene a quel maledetto cane.
Odore di donna
gli attori sul palco all improvviso si sono resi conto del pubblico che li osserva, hanno capito che la loro è semplice recitazione , senza significato alcuno , copione già scritto , pura finzione . La convinzione con cui recitano è sempre minore , sono stanchi , vogliono un compenso per il lavoro svolto ma sanno che non arriverà mai . Sono obbligati allora a recitare per sempre ? Basterebbe un salto per scendere dal palco, ma qualcosa li trattiene
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